A destra Filippo Mangione insieme al padre
A destra Filippo Mangione insieme al padre

C'era una volta, tanto tempo fa, nel comune di Vittoria della contea di Modica, un palazzo sorto nella Piazza del Mercato, (Piazza Camerina, poi Piazza del Popolo), appartenente alle famiglie Scrofani-Mangione e Ciarcià-Mangione, poi Mangione-Certo e Mangione-Iacono, e infine i contemporanei Marino-Mangione.

Il palazzo sorto alla fine del 1600 ritrova il suo splendore tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, decorato in stile liberty siciliano con bellissimi affreschi su altissime volte, probabilmente della scuola di Vito Melodia, pavimenti in cemento colorato dell'antica ditta Vindigni e le porte in pregiato legno Pitch-Pine dell’epoca. All’ingresso, una maestosa scalinata imperiale.

 

Si ricorda un antico aneddoto: - Era il 1815 quando il pomeriggio del 13 Ottobre venne a far visita il nuovo Conte di Modica, Don Carlo Michele Stuard Fit James di Spagna, discendente della famiglia inglese dei duchi di Berwich, erede della trisavola donna Maria Teresa de Silva Alvarez, che sposò la palermitana Rosalia Ventimiglia. Accompagnato da un avventuriero francese di nome Penplon, i due cercano ospitalità e qualche dono in denaro. Tornato a Palermo il giovane Stuard inviò una lettera di ringraziamento a Giovanni Scrofani unitamente ad uno scrigno d’oro con incisa la miniatura del suo volto, mentre ringraziò Ciarcià con una lettera accompagnata stavolta da un anello d’oro.

 

L'ultima erede del palazzo, Raffaella Giovanna Mangione Certo, visse per soli 10 anni tra le mura di questo sontuoso palazzo, con il padre Filippo, la madre Agata e le zie Pina e Giovanna. La bimba giocava e rideva, correva tra le stanze e si ingegnava in nuovi dispetti da fare agli adulti di casa. La madre – Titina la chiamavano – preparava il pranzo con zia Pina, mentre la zia Giovanna suonava il pianoforte nella grande sala che guarda verso Via Cavour, un tempo Via Del Teatro. Filippo, medico, il primo in zona a praticare agopuntura – che tramandò al genero Giuseppe Marino – visitava i suoi pazienti nella bellissima sala rivolta verso il Teatro Comunale e la Chiesa. Furono gli ultimi anni d'oro per questo palazzo che dal 1970 ca. fu abbandonato. Alle porte degli anni '90 il genero Giuseppe ripristinò l'intero palazzo oramai in disuso, trasformato dalla decadenza dell'abbandono, con un'operazione di restauro che rese giustizia sia a questo palazzo storico che ai ricordi di famiglia. Rinacque come studio medico e così rimase per 20 anni.

 

Dal 2002 Giuseppe decise di spostare altrove la sua attività per realizzare un'altro dei suoi sogni: aprire un ristorante. Prima denominato “Hosteria delle Grazie” e poi cambiato in “La Belle Èpoque”.

Lo scrigno d'oro degli Stuard fu smarrito, come l'anello d'oro. In compenso è stata ritrovata tutta la magia dell'epoca.

 

Potremmo terminare il racconto con: e vissero tutti felici e contenti... Ma ci sembra più appropriato concludere con La Belle Èpoque vi da il benvenuto e vi augura Buon Appetito!